‘Non siamo ospedale da campo ma abbiamo tutte le attrezzature necessarie, ecco un vantaggio’

Milano, 12 nov. (Adnkronos Salute) – “Noi già oggi avremmo disponibili più di 150 posti letto” nell’ospedale in Fiera di Milano. “Ce ne sono 57 in un piano e 104 sotto. Ma la terapia intensiva non è fatta del posto letto, anche per quanto bene attrezzato. E’ fatta da medici e infermieri che lavorano lì. Quindi sarei più umile e direi che sarebbe un enorme risultato se potessimo raggiungere” i numeri previsti nell’immediato. “Arriveremo a circa 90 malati entro la fine della settimana prossima”. A fare il punto è stato Nino Stocchetti, responsabile Neurorianimazione del Policlinico di Milano e direttore del Padiglione del Policlinico in Fiera.
“Per rendere l’idea – ha spiegato oggi dall’hub di terapia intensiva al Portello – nei giorni di gloria” in tempi pre-Covid “la più grande terapia intensiva del Policlinico di Milano aveva 12 posti letto. Immaginate cosa significa averne 90. Un conto è avere i posti letto, un conto è farli funzionare. Dovremo arrivare a farli funzionare” e il meccanismo messo in piedi per avere personale “sembra un’idea giusta. Se spostiamo medici da altri ospedali e li portiamo qui, ovviamente succede che, non potendo moltiplicarli, rinforziamo una struttura e indeboliamo l’altra. E’ un dato di fatto. La difficoltà è legata alla necessità di non sguarnire gli altri ospedali creando degli squilibri ingiustificabili. La nostra strategia è basata però su due punti. Il primo è stato di distribuire, invece di depauperare il gruppo di intensivisti al Policlinico togliendone un numero consistente”.
L’Irccs di via Sforza “all’inizio ha messo 8 medici, oggi ne ha 14 in Fiera, e ha ricevuto da altri ospedali piccoli e vicini mini gruppi di colleghi, in modo che la sottrazione di personale per ogni singola istituzione sia minimizzata. La coperta è stretta, ma in questo modo continuiamo a lavorare. E va tenuto presente il senso di tutto questo: se curiamo un malato grave dove ci sono molti medici ed esperienze i risultati sono migliori. E’ un primo vantaggio. Lavorando insieme ai colleghi di altri ospedali si impara anche molto. Il gruppo del Niguarda arrivato subito a rinforzarci aveva sviluppato piccole strategie ritenute utili, le impariamo da loro. E si impara anche da altri. Ci sono difficoltà, ma anche pregi” di questa organizzazione. “Tutti sono i benvenuti. Al momento il personale proviene da ospedali pubblici, ma il modulo che apriamo lunedì sarà affidato a un grande gruppo privato e l’ulteriore che apriremo a un altro privato”.
“Non è momento di dividerci – sottolinea Stocchetti – ma di tirarci su le maniche e lavorare e tutti coloro che sono competenti sono benvenuti”. Il secondo vantaggio di concentrare pazienti in Fiera “è che non siamo un ospedale da campo. Abbiamo tutto il necessario”. Nel Padiglione “ci sono posti letto completamente attrezzati – elenca il primario – abbiamo Tac per studiare i polmoni dei pazienti a ogni piano dell’edificio in cui ci troviamo, offriamo la possibilità di spazi con mezzi di tecnologia non possibili dove si deve creare rapidamente un posto di emergenza. Si pensi a come abbiamo fatto in occasione della prima ondata in Lombardia a trasformare 800 posti in 1.600: abbiamo occupato le sale operatorie, siamo andati nelle unità coronariche, in molte istituzioni hanno messo i malati in pronto soccorso. Vi prego di pensare alle immagini che passano in questi giorni di ciò che succede in molti ospedali del Sud: ci si arrangia, si fa il possibile”.
“Qui abbiamo tutto il necessario. E credo – conclude Stocchetti – che il giudizio sarà quanti pazienti riusciamo a riportare a casa in buone condizioni. Abbiamo i dati di 4mila malati ricoverati in Lombardia in primavera in terapia intensiva e un aspetto molto appariscente e forte è che dove i pazienti sono stati curati in grandi istituzioni che se ne facevano carico in grande numero”, con esperienza più ampia, “hanno avuto risultati migliori rispetto a posti in cui ci si doveva adattare a fronteggiare il problema con piccoli numeri. Ma la prova la avremo alla fine. Questo è il piano e queste sono le intenzioni. Non possiamo vantarci di niente. Siamo contenti di essere in grado di lavorare, e personalmente siamo molto colpiti dalla disponibilità di spazi e tecnologie, che è davvero inusuale in giorni come quelli che stiamo vivendo adesso. Poi, ripeto, saranno i risultati a dire se abbiamo fatto bene, ma ne parleremo quando sarà finita questa tragedia”.

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