Salute: associazioni diabete, televisita fattibile e sicura ma non per tutti

Roma, 12 nov. (Adnkronos Salute) – La televisita, in cui il medico interagisce con il paziente seppure a distanza, e la telesalute (che comprende monitoraggio a distanza e scambio dati) rappresentano “un’opzione concreta, fattibile e sicura per il controllo a domicilio di tutte le patologie croniche non riacutizzate o che richiedano trattamenti di lungo periodo, normalmente gestiti in parte o del tutto da servizi territoriali o da strutture residenziali, come accade nel diabete mellito”. Ma sono sconsigliate “a titolo precauzionale”, nelle prime visite, a esclusione di quelle brevi per gli screening di primo accesso; nei pazienti cronici con particolari sintomi (pressione troppo alta, coscienza alterata, dispnea), patologie acute; in caso di fragilità e disabilità che richiedano ricovero. Sono le indicazioni delle principali associazioni di diabetologia (Amd, Sid e Sie), contenute in un documento in cui hanno analizzato i prodotti attualmente disponibili per la telemedicina in diabetologia.
“La pandemia – commenta Francesco Purrello, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), in una nota diffusa dalle associazioni in vista della Giornata mondiale del diabete, in calendario sabato 14 novembre – ha reso ancora più urgente e pressante il ricorso al teleconsulto per garantire in maniera sempre più diffusa l’accesso alle cure, in condizioni di massima sicurezza per pazienti e operatori sanitari”. L’attivazione dei servizi di televisita/telesalute, in particolare in questo periodo, garantisce la continuità delle cure e dell’assistenza in sicurezza. Più in generale, la tecnologia è stata e può essere d’aiuto in fase pandemica. Durante il lockdown di primavera, per esempio, Sid, Amd e Sie hanno effettuato dei corsi di formazione sul diabete su Facebook, che hanno raggiunto una platea di 220mila persone. L’impiego delle cartelle cliniche elettroniche ha permesso di avere accesso alla storia del singolo paziente e di erogare prestazioni puntuali anche da remoto.
“Ma tutto questo – prosegue Purrello – è avvenuto in corsa, nel bel mezzo di una pandemia. E sono emerse sia carenze dei sistemi di telemedicina in grado di risolvere le richieste dei diabetologi, che una serie di carenze conoscitive dei professionisti in merito agli strumenti telematici disponibili sul mercato e potenzialmente utilizzabili”. Per questo le tre società scientifiche hanno fatto una ricognizione approfondita di tutti i sistemi di telemedicina disponibili sul mercato per valutare le funzionalità e applicazioni cliniche dei sistemi disponibili, individuando tre tipologie principali nelle quali possono essere ricompresi i sistemi disponibili: sistemi di trasmissione dei valori glicemici a distanza; sistemi integrati con Telehealth center automatici e con personale sanitari; sistemi di trasmissione di dati clinici ed amministrativi da e verso la persona con diabete.
“La recente emergenza causata da Covid-19, più che una pandemia è una vera e propria sindemia (sovrapposizione di epidemie) – commenta Agostino Consoli, presidente eletto della Sid – perché per molti pazienti al dramma Covid-19 si aggiunge quello di una patologia cronica preesistente, e le due condizioni si potenziano a vicenda. Se finora tutta l’attenzione si è focalizzata sull’interruzione della catena di contagio per contenere la pandemia, anche alla luce dei mesi che abbiamo davanti dobbiamo sforzarci per garantire alle persone con diabete e, in generale a tutte quelle con una patologia cronica, un’assistenza rigorosa ed efficace. E la telemedicina, utilizzata in corsa nella prima ondata della pandemia, sicuramente sopravviverà a questi mesi e ci consentirà di ridisegnare l’assistenza per i pazienti cronici, già in crisi prima del Covid-19”.
“L’impiego della telemedicina nella assistenza alla persona con diabete – aggiunge Francesco Giorgino, presidente della Società italiana di endocrinologia (Sie) – dovrà da ora in poi far parte dello standard di cura del diabete attraverso strumenti digitali sempre più versatili e affidabili, anche per garantire la protezione dei dati personali. E’ anche auspicabile che medici e gli infermieri impegnati nella cura delle persone con diabete acquisiscano sempre più familiarità con la telemedicina, così da venire incontro alle esigenze anche di specifiche categorie di pazienti, come le donne affette da diabete in gravidanza e coloro che fanno uso di dispositivi avanzati (microinfusori di insulina, sensori della glicemia e sistemi integrati)”.

Tags: , ,