Coronavirus: Ail, “I tumori del sangue non vanno in lockdown”

Roma, 13 nov. (Adnkronos Salute) – “Oltre il 70% delle persone con una diagnosi di tumore del sangue oggi guarisce. Ma questi pazienti, se sono in trattamento, devono continuare ad andare nei centri di ematologia e negli ospedali, perché il tumore non va in lockdown. La seconda ondata del virus fa più paura, il rischio di morire a seguito del contagio preoccupa molti ma l’interruzione volontaria dei trattamenti sarebbe una condanna a morte perché la malattia galoppa e non lascia scampo”. Sergio Amadori, presidente nazionale dall’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, conclusa in modalità online la V Conferenza nazionale di ematologia “Il paziente con neoplasie ematologiche” promossa da Ail, ha due certezze: “L’ematologia italiana è all’avanguardia nel mondo e i pazienti non si devono spaventare. Ma ricordino che l’empatia e il rapporto costante con il medico rappresentano un fattore chiave per la miglior gestione della malattia e per favorire la cura”.
Per il presidente di Ail la prima ondata non ha creato particolari problemi ai pazienti: “Il 90% – ricorda – è riuscito a proseguire le cure nei centri di ematologia. A queste persone sono stati garantiti tutti i trattamenti, compresi i trapianti di cellule staminali e le terapie innovative con le Car-T. Ora, invece, la situazione è diversa. Si teme molto il contagio perché il virus è più aggressivo e le persone con tumori del sangue che contraggono l’infezione da Covid-19 rischiano molto, sia per le conseguenze dirette del virus sia per le maggiori probabilità di andare incontro a complicanze che richiedono il ricovero in terapia intensiva”.
Il loro pericolo è più alto non solo rispetto alla popolazione sana, ma anche se confrontato con quello di altre categorie di malati, come dimostrato da uno studio condotto dalla Società italiana di ematologia e pubblicato sul numero di ottobre della rivista ‘Lancet Hematology’: il 37% dei pazienti italiani con un tumore del sangue che tra febbraio e maggio 2020 si è ammalato di Covid-19, è poi deceduto.
“Ecco, proprio per proteggere questi pazienti – afferma Amadori – noi ematologi stiamo lavorando per garantire la continuità delle terapie in totale sicurezza. I centri di riferimento e gli ospedali stanno rivedendo l’organizzazione interna per creare percorsi Covid-free, evitando il più possibile il rischio che un paziente possa contrarre il virus. I centri di ematologia piccoli hanno avuto meno difficoltà, ma in tanti si stanno attrezzando poiché a domicilio si possono assicurare alcuni servizi, come la consegna dei farmaci da parte dei nostri volontari Ail. A casa può rimanere chi è in discrete condizioni e ha terminato un trattamento, anche qualora sia positivo al Covid-19 ma asintomatico, ma i malati che sono in trattamento, invece, non possono mollare di un centimetro perché rischiano di morire a causa del tumore”.
Eppure, per via del contagio con il virus 2 pazienti su 10 nei mesi scorsi hanno di loro spontanea volontà rinunciato a cure, esami o visite di controllo in ospedale. A loro va l’appello di Amadori: “Fondamentale è non sospendere le cure anticancro, che sono un salva-vita per i malati e che hanno permesso di raggiungere un traguardo importante, frutto di anni di sforzi nella ricerca scientifica per mettere a punto terapie sempre più efficaci. Devono continuare ad andare in ospedale per curarsi, sapendo che possono stare tranquilli perché ci sono percorsi dedicati a loro e ai familiari. Abbiamo creato intorno ai nostri pazienti una rete di protezione, ma per superare i mesi difficili che ancora abbiamo davanti è indispensabile il contributo di tutti: in difesa dei soggetti più fragili, quali amici, colleghi e familiari (specie giovani) hanno un ruolo salva-vita con mascherine, distanziamento e il lavaggio frequente delle mani”.

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